30 marzo 2016

Mangiamola questa Terra

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Terre di cioccolato

DIVAGAZIONI DI TERRA

 

Roi, Olivieri, Bessone

Terra di Taggiasca

Se la terra potesse parlare

Racconterebbe di albe e tramonti passate da lì

Di acque attese di vanghe dirompenti ricche di vita e di amore

I segni, poi, della terra come cicatrici aperte rivelano una terra viva

Che dal suo profondo riesce a raccontarsi

donandosi ad una radice,

facendosi solcare dall’acqua ,

serbando ricchezze nascoste,

lasciandosi incantare dal vento e accarezzare da un tralcio.

Profuma la terra di terra, e sola, al chiaro di luna

Aspetta il giorno e poi il giorno dopo in una attesa che è un dono

E nel silenzio parla di se

 

Roi, Olivieri, Bessone

Terra di Langa

Se l’albero potesse parlare,

O meglio se l’Ulivo potesse parlare

Ci racconterebbe della sua cadenzata battitura

Come carezze, carezze decise, si, ma delicate

Che regalono dalla panna, gocce di oro giallo

Di un giallo profondo come solchi segnati

Sulle mani ormai dure e fredde

Che paiono ricordare la sua corteccia.

 

Roi, Olivieri, Bessone

Terra di Portofino

Se il mare potesse parlare

Ci direbbe di quante antiche genti lo hanno conosciuto

Ci parlerebbe della sua voce, suono, infranto tra le spume

A volte tenue, a volte potente

Ci ricorderebbe di quanti

Quadri vivi, regalati,

dai toni, ora gialli poi rossi poi viola,….poi neri delle notti d’estate

Delle fredde aurore mediterranee

Ci direbbe, poi, grazie

Per i profili frastagliati riflessi che a lui regaliamo, le fasce verdi di argento vivo

Le cornici bianche, laggiù e lassù vicino al cielo

E sulla costa I tratteggiati colori del calore materno come miraggi al ritorno dei nostri marinai.

 

Se le nostre genti potessero parlare

Nel silenzio, che li distingue parlerebbero i loro occhi

Profondi di fatica

Eleganti di virtù

Bassi, come la nostra terra

Sognanti verso l’orizzonte, blu

Ammaliati della sua natura

Creativi e Vivi di sogni ancora da regalare a chi vorrà incontrare

 

Se la pietra, ossa della nostra Madre terra potesse parlare

Si ergerebbe a valore

Per quanto ardite sono le sue cataste a secco

Come tessiture dai toni inglesi

che si fondono con altri nastri di terra sottili

Come a segnare e cadenzare una fatica

Incompresa, oggi,che come una spina dorsale cammina sul dorso delle nostre montagne

 

Questa terra che da noi si chiama scaglia,

PIETRA

Di una pietra EVANGELICA.

 

QUANDO PENSO ALLA TERRA

HO SEMPRE IN MENTE LA PIETRA

PERCHÉ LA TERRA QUI DA NOI NON SI VEDE.

 

Allora mi chiedo occupandomi di progetto di architettura di design,

Quanto dentro questa Valle ce n’è?

È quanto dentro di me.

Sapete cosa vuol dire DESIGN

DI PROGETTO DEI SUOLI QUI DA NOI CE N’E’ TANTO, ed è fortemente partecipato e percepito qui in valle argentina.

 

I MURI a secco

Se da sempre si fanno a secco perché li vogliamo imbrigliare con il cemento

Il muro a secco respira, beve. Acqua quando è tanta

È casa per animali utili alla terra

È calore per le piante in inverno quando il tiepido sole scalda le pietre

Serve per il fico che lo adora

I muri a secco sono la nostra risorsa

 

LE SCALE

Anch’essa architettura stupenda

Interne ed esterne

Nelle case le pietre a blocchi davano la giusta carenza di salita non più di 15 cm. perché l’ardesia così si spacca e allora non serviva fare l’alzata

E poi si consuma la pietra e per me questo è mistico, traccia di un passaggio di una storia di un tempo che passa e da li tanti sono passati

In esterno, poi noi progettisti ci ardiamo di poter dire che siamo capaci di fare una scala a pedate disegnata e realizzata

NON ABBIAMO INVENTATO NULLA i muri a secco hanno le pietre sporgenti, quelle più belle, più dure, meno lisce per superare dislivelli.

 

LE CASE

eleganti erano e lo sono quelle rimaste

Oggi per la voglia incontrollata di dimostrare, le stiamo rovinando

Ritorniamo alla purezza, i nostri antenati erano veri architetti: si faceva ciò che serviva e non di più

Muovere le pietre era fatica e noi progettisti le facciamo fare, non possiamo capire

Io progettista giovane sbarbatello pretendevo di insegnare

Così sono andato a imparare a fare il muratore a scavare marciapiedi E A FARE MURI A SECCO.

Oggi mi sento come un progettista arcaico come i miei antenati architetti inconsapevoli.

 

I SECCATOI

ingegneria pura semplice

Case da fuori macchine di dentro.

Un calore controllato e un tetto a ciappe che potesse far respirare come un polmone dopo che le castagne avevano preso tutto il caldo.

 

LE NEVIERE,

ALTA TECNOLOGIA E INGEGNERIA

realizzate a cono con il tetto inclinato, e poi coperto con frasche e terra.

Era la risorsa per conservare. Era il frigo, era la possibilità di regalarsi un po’ di refrigerio per l’estate … gelati e sorbetti.

La montagna dava alla costa, la costa dipendeva dal montagna

 

CARBONERE

prima in pietra e poi in legno, tecnologia, forni giganti BELLISSIMI COME BACHI POSATI, SU CUI ATTENDERE LA VITA, LA VITA CHE ERA IL FUOCO

L’alimentazione con il legno

L’aria da togliere e da dare, i canali di uscita, che avveniva naturalmente e da li capivi quando il carbone si era formato.

 

I RECINTI

design e arte, purezza di forma a una funzione da applicare ad un bisogno

I recinti diretti proteggono dal vento e dalla pioggia di stravento

E servivano per far strofinare il pelo alle pecore.

Disegni bianchi come graffiti naturali sui piccoli prati ritagliati sulle nostre pendici

 

LE VASCHE DI RACCOLTA DELL’ACQUA

che già dall’antica storia erano vera struttura per contenere acqua

In Cina il riso di alta montagna è coltivato grazie a cisterne una cadente sul l’altra,

Le saline di Maras in Perù, fatte in pietra, vasche una sull’altra che contengono acqua

In tutto il mondo ci sono esempi virtuosi di come la pietra può contenere acqua.

 

I PONTI,

certo come tanti in altri territori, ma questi erano 96 sul nostro fiume

È ne abbiamo di resti rimasti : circa 32 33

Architettura pura, un arco, e due muri di protezione, la semplicità

Come dire la capacità da sempre dei nostri avi di saper togliere il superfluo.

Quanto siamo capaci oggi di fare questo?

 

LE CHIESE,

ARTE DI FUSIONE, COSÌ LA CHIAMEREI,

Antropologia, architettura e uomo

perché completamente abbracciata dalla case intorno quasi come un abbraccio da dare e quasi come pilastro su cui aggrapparsi

A volte non la vedi passando nelle strette vie se non alzi gli occhi e scorgi un campanile, un po’ più ricco nelle fattezze ma sempre povero.

È soprattutto offerta a NORD significato che tante culture sono passate da qui, quella Cristiana che preferiva all’azimut solare come direzione e altre la direzione sud ovest e poi il solstizio.

Io non posso dimenticare

Quanta Architettura, ingegneria, tecnologia, design, insomma …

 

PROGETTO HO NELLA MIA TERRA

Ma soprattutto quanto AUTENTICITÀ che non vuol dire, spesso confuso con

ANTICO

VECCHIO

SUPERATO

OBSOLETO

ma vuol dire VERO

E IO CHE HO LA FORTUNA DI INCONTRARE ALTRI MONDI

QUI TROVO LA MIA AUTENTICITÀ

 

E IL MIO COMPITO È SOLO QUELLO DI FARLO CONOSCERE AL MONDO. SOLO COSÌ RIESCO A SENTIRMI VERO PROGETTISTA E CREATIVO.

Grazie per la VOSTRA bontà.

Tutto questo è sulla nostra terra allora

MANGIAMOLA QUESTA TERRA.

 

Roi, Olivieri, Bessone

Terra di Taggiasca

Roi, Olivieri, Bessone

Terra

Roi, Olivieri, Bessone,

Terra dessert

*Da un’idea di Mauro Olivieri sviluppata con il Maestro Cioccolatiere Silvio Bessone e con il Maestro Oliandolo Franco Roi, dopo due anni di lavoro, di progettazione e di esecuzione, sono finalmente nate le Terre da mangiare .

Commento “Mangiamola questa Terra”

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  1. Marco.galetti@icloud.com'
    Marco Galetti

    30 marzo 2016 at 14:22

    …e questa poesia che fa male costringe e spinge i miei pensieri in un’unica direzione, là dove argilla e travertino coesistono, nelle crete senesi che, per sentirsi rispettate, sembra non chiedano altro che continuare ad essere calpestate, paesaggio lunare, il cielo mai così vicino alla terra, passato, presente e destinazione finale, per poi ricominciare lentamente, seguendo il ciclo delle stagioni e dell’uomo.

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