2 maggio 2017

Il valore del colore

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Nessun mestiere è da disprezzare. Da ragazzo vendevo gelati a due passi dal mare, lo facevo per sostenermi economicamente all’Università e per incrociare rapporti umani con persone sconosciute, imprevedibili nei gusti e nei modi. Esperienza utile per tratteggiarne le personalità nel breve lasso di tempo necessario per comporgli un melange di colori e sapori da gustare nella forma di un cono.

 

Lui però mi chiese una coppetta con solo un gusto: la banana, ma ci rimase male quando vide che la banana non era gialla ma bensì bianca. La banana dovrebbe essere gialla disse. Beh, vista da fuori si, ma andando in profondità si rivelerà bianca di polpa.

 

L’epoca era già quella dei coloranti fasulli per gelati o altro, anche se non eravamo ancora sprofondati nel color blu puffo, ma la percezione del colore è sempre stata fondamentale nella scelta di un alimento.

Mangereste una fragola verde? Bianca? Blu? In natura, forse l’unico alimento di colore blu normalmente consumato è il mirtillo e forzando il concetto la buccia della melanzana. Non a caso i cuochi usano tenere nel loro armadietto del pronto soccorso cerottini di colore blu, proprio perché se li dovessero perdere dentro una salsa, in una crema o nella gelatiera lo individuerebbero subito.

 

Persino un prodotto cotto cambia colore, spesso diventando sgradevole se esageriamo con le temperature o con i tempi di bollitura, come quando una verdura perde il suo ben verde vivace e prende una nota grigiastra abbastanza dissuasiva.

Non mi sono ancora ingrigito, neppure nei capelli, perché ho la testa di un ragazzino entusiasta di scoprire altri colori.

 

L’oliva Taggiasca può  sfoggiare una paletta di colori molto varia, degna di una collezione autunno inverno da stilista esclusivo, così come sono le sue caratteristiche, sempre molto simili ma diverse, ton sur ton,  tra un sapore unico ed un colore che invece cambia in continuazione.

 

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