22 luglio 2016

Il nuovo D’O di Davide Oldani

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SAN PIETRO ALL’OLMO (MI) – Poteva fare il calciatore, poteva fare il designer, forse l’ingegnere, e invece è diventato uno degli chef più acclamati dal pubblico e dalla critica. Insomma, come si dice, comunque vada, sarà un successo.

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Tra il mese di giugno e luglio è stato possibile (prenotando con largo anticipo) mettersi al tavolo del nuovo D’O di Davide Oldani, ricavato alla base di una palazzina in zona pedonale della frazione di Cornaredo che già ospitava il precedente D’O.

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Ora il ristorante osserverà un periodo di chiusura estiva, prima di riaprire in settembre, con il prevedibile sold out. Rispetto all’esercizio precedente, qui i coperti a disposizione sono molti di più, circa una settantina, ma un po’ per il gusto della novità e un po’ per la comprensibilità della proposta gastronomica è facile immaginare che anche disponendo di tre sale e di 65/75 coperti, la lista d’attesa continuerà ad allungarsi.

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Qui l’archichef, come confidenzialmente etichettato, ha disegnato praticamente tutto, con l’ausilio dell’architetto Piero Lissoni. C’è molto legno, c’è molto vetro, ci sono tre spazi dedicati al rito del pasto, c’è una grande cucina a vista e senza separazione dal vano ingresso, e poi altri spazi al piano inferiore, dedicabili a show cooking o piccoli meeting, giusto a fianco alla formidabile cantina refrigerata, dove almeno 400 etichette e qualche migliaio di bottiglie riposano serenamente alla giusta temperatura e umidità controllata.

 

Oldani

La cipolla caramellata in caldo freddo di grana padano

La celebre posata che racchiude il concetto di forchetta e cucchiaio è appoggiata su un supporto altrettanto originale, quanto lo sono le forme dei bicchieri e di ogni vasellame utilizzato per il servizio. Le poltrone in legno sono si rigide ma anche sorprendentemente comode quando spaziose, e consentono al cliente di appoggiarsi ed appoggiare ogni sorta di oggetto lo accompagni: telefonino, chiavi, borse o cartelle, su ogni bracciolo o sotto la sedia stessa. Una seconda opzione, sempre per non avere oggetti estranei al cibo e a ciò che è strettamente necessario a tavola, anche una “mensolatura” del tavolo, consente di appoggiare piccoli oggetti, però con il rischio di dimenticarli, non avendoli più sott’occhio.

 

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Una delle diverse varianti di “riso”, di cui Oldani è maestro per abbinamento e cotture di scuola marchesiana

Illuminazione soft indiretta, oppure naturale, aprendo i grandi tendoni sulle vetrate che danno sulla deliziosa piazzetta pedonale. Tanto spazio e tanta gente che continua ad apprezzare la famosa Cucina Pop di Davide Oldani, qui un po’ meno pop ma più d’autore, perché più caratterizzata e giustamente evoluta al rango che merita il luogo, ben più “importante” per contenuti, nessuno dei quali è lasciato al caso, in una rincorsa infinita al dettaglio e alla personalizzazione griffata di un luogo che va ben oltre il semplice concetto di contenitore adibito a ristorazione.

Credito parziale foto da Dissapore e Scatti di gusto

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