23 novembre 2016

Gold Finger alla genovese

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GENOVA – Mangiare con le mani, anzi, con l’ultima falange delle dita, possibilmente evitando di sporcarsele di olio o di salse. Mangiare in punta di dita, questo uno degli scopi primari del finger food, sport estremo in caso di cuochi maldestri, quelli che non pensano che il finger food deve sì essere un atto istintivo e primario, ma civilizzato e attualizzato al XXI secolo, epoca in cui si organizzano eventi di vario genere, dove gli invitati subiscono decine di distrazioni dal cibo, complementare ad attività cerebrali diverse.

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Matteo Badaracco all’Oca Ubriaca di Genova Sestri

Si arriva all’evento abbigliati in maniera consona, si conoscono persone “nuove”, ci si saluta, si incontrano vecchi amici, si scambiano chiacchiere rituali, si osservano oggetti, si guardano video, opere d’arte, scollature e tacchi alti.Con in mano un bicchiere. Le sollecitazioni mentali sono molte.

Pericolosamente ci si avvicina a buffet improvvisati, dove c’è l’impossibile, nel senso della difficoltà di approcciarsi cibi oleosi, lunghe fette di prosciutto da prendere in punta di stecchino, schegge di formaggio che si sbriciolano in mano, bicchierini profondi dove andare a pesca di cous cous con una improbabile forchettina … no, no … il finger food civile è un’altra cosa. Non deve essere uno sport estremo ma un piacere da condividere senza subire.

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Le acciughe alle erbe e pomata di limone di Marco Visciola

Macchie sulla camicia, sulla giacca, sulla cravatta (alcuni la usano ancora), e sul polsino intriso dalla colatura di condimento uscito dal millesimo ed inutile canapè oleoso o, dal milionesimo tramezzino stoppaccioso che blocca il dialogo in gola. Salse che schizzano fuori addentando un micro panino, bruschette che vanno in mille pezzi alla minima pressione di indice a pollice …

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Davide Cannavino a La Voglia Matta di Genova Voltri

Ma finalmente arrivano i nostri. Ecco alcuni esempi di finger food radicati nella storia della cucina ligure ma resi disponibili alle dita e alla bocca in maniera coerente allo scopo. Pulizia del gusto e delle dita, e di misure adeguate alla bocca.

 

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Marco Visciola a Il Marin di Genova al Porto Antico (Eataly)

Alcune idee di finger food da tavolo o da mangiare anche in piedi, potendo sostenere nell’altra mano un bicchiere e potendo continuare a parlare, anche se non sta bene con la bocca piena, perché quando è buono ed è bello, l’attenzione si sposta su queste piccole e preziose composizioni dei tre giovani moschettieri della cucina genovese.

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Cappon magro da passeggio: Marco Visciola

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Kebab “zeneize” Matteo Badaracco

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Teste di pesci in cassetta: Davide Cannavino

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Gambi di broccolo al vapore e Béarnaise allo zafferano: Marco Visciola

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Frisceu di baccalà: Matteo Badaracco

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Ostrica, finocchietto e Sambuca: Davide Cannavino

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Cannolicchi, yogurt e cetriolo al sale: Marco Visciola

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Tramezzino verticale con patè di fegatini: Matteo Badaracco

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Acciughe farcite di pesto e fritte: Davide Cannavino

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Sfoglia croccante di ceci, rossetti e maionese all’erba cipollina: Marco Visciola

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Oltre la Sardenaira: Matteo Badaracco

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Panino di nocciole cotto al vapore, farcito di fegatini di cortile: Marco Visciola

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Mini hamburger e patatine: Matteo Badaracco

foto gdf per Mauro Olivieri blog

 

 

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