29 giugno 2016

Arte e cultura alla Fondazione Mariani di Bordighera

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BORDIGHERA – E’ periodicamente possibile approfittare di un’apertura dedicata al pubblico della Fondazione Pompeo Mariani e calarsi nelle atmosfere di fine ‘800, periodo nel quale sia Monet che Mariani, dipingevano in plein air i suggestivi paesaggi di questo tratto di costa.

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La vista su Bordighera dalla terrazza della casa che fu di Pompeo Mariani

La proprietà originale, della famiglia marsigliese Moreno, poteva vantare un’estensione di ben ’80 ettari, quasi la metà dell’intera Bordighera. La proprietà scendeva dalla parte alta e più antica della cittadina fino giù in riva al Mediterraneo, in un panorama botanico fitto di ulivi e pini marittimi.

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Ripresa dal pittore brianzolo Pompeo Mariani, la proprietà divenne punto di incontro di artisti e artigiani di ogni genere e provenienza, a partire proprio dal più noto di tutti, Claude Monet, che da queste parti dipinse 24 tele famose in tutto il mondo.

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La proprietà attuale è ben lontana dalla vastità originale, ma mantiene nel singolo ettaro rimasto dopo la lottizzazione del dopoguerra sia la casa del pittore che il suo atelier con tutti gli oggetti e le memorie di un’epoca dove il buon gusto e l’arte erano priorità assoluta.

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Non c’è infatti un solo dettaglio casuale, sia nella casa che nell’atelier, perché ogni singolo sguardo inevitabilmente va a cogliere opere di alto artigianato, che in alcuni casi sfociano in arte pura.

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Tutto quanto custodito negli interni è rimasto cristallizzato come all’inizio del ‘900, con il prevedibile “disordine ordinato” prerogativa di ogni artista, tuttavia la fondazione ha nel cassetto un progetto che è anche un sogno, avendo richiesto alla Comunità Europea un finanziamento che possa coprire le spese per la realizzazione di uno spazio eco compatibile con il contesto del giardino -pieno di piante secolari- e che possa contenere tutto quanto ancora presente nella casa e nell’atelier, ma in maniera più ariosa e spaziosa, al fine di rendere meglio fruibile il patrimonio della Fondazione al pubblico.

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L’interno della casa

Per ora resta il fascino folle del contesto, vero momento di spaesamento e di isolamento totale all’interno di un giardino, calpestando i punti in cui Monet o lo stesso Mariani posavano il loro cavalletto, vi montavano sopra una tela bianca ed iniziavano a dipingere alcuni dei quadri più famosi dell’epoca.

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Nell’atelier

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Tutto è rimasto intatto

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L’interfono collegato tra la casa e l’atelier

Altri dettagli all’esterno :

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Una ringhiera di ferro battuto del peso di più di due tonnellate

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Un pinnacolo del Duomo di Milano …

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La “Madunina”

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